La resurrezione del figlio della vedova di Nain

11.In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con Lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.

12.Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unicofiglio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

13.Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione* di lei e disse: “Non piangere!”**

14.Si avvicinò etoccò la bara, mentre i portatori si fermavarono. Poi disse:”Ragazzo, dico a te, alzati”***.

15.Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre****.

16. Tutti furono presi da timoe e glorificavano Dio, dicendo:”Un grande profeta è sorto tra di noi” e “Dio ha visitato il Suo popolo”. Luca 7:11-16

 

Carissimi, non voglio farvi una predica. Non per altro, ma sono così tante cose da dire (specialmente quando si parla di morte) che non ho abbastanza spazio e tempo.


Vorrei soltanto segnalarvi un po' di cose :

- notate che l'evangelista Luca, nei primi due versi, ci racconta quello che ogni uomo può vedere:

una vedova distrutta per la morte del suo bambino (il suo unico figlio) e gli abitanti di quella città che la compatiscono impotenti; umanamente parlando, a parte starle vicino, non avrebbero potuto fare tant’ altro. Fino a quando Dio interviene e tutto cambia;

 

-prima definiamo la morte. Cos’è realmente? La risposta corretta (e corta, cortissima ), secondo ciò che insegnano Cristo ed i padri fondatori della nostra Chiesa, è: la morte non e altro che la mancanza di Dio, la Sua allontananza che porta alla solitudine. In realtà l'inferno non è altro che la Sua assenza. Per questo Cristo dice, ad un certo punto, ad uno dei Suoi discepoli "lascia che i morti seppelliscano i loro morti". Non so se ci avete mai pensato, ma possiamo essere morti anche se siamo vivi! E non parlo di zombie, come nei film. Tutti, sin da qui, possiamo sentire (o costruirci) il Paradiso (cioè siamo vivi e lo saremo) o l'Inferno (le nostre azioni, che ci portano alla solitudine e allontanano Dio).

 

Un avvertimento: stare attenti alle parole. Possono dirci la verità o abellire la menzogna. Questo è il motivo per cui ho messo in evidenza alcune di esse:


* Il Dio - Uomo, Gesù Cristo, alla vista del dolore della vedova ha una reazione normalissima, diremmo: fu preso da grande compassione. Soltanto che, la Sua compassione, non era una reazione dell’uomo davanti al dolore, non era un sentimento puramente umano. La compassione di Cristo si spiega nel fatto che Lui sapeva che la donna stava soffrendo inutilmente. Sa che per lei la morte era limitata solo quello che poteva vedere. Infatti, la disperazione della vedova porta alla compassione e al secondo passo.

 

** Non piangere. Ma non il nostro "non piangere", che ha il senso di: "Non piangere, ormai è morto. Non si può fare nulla, era venuto il suo tempo come succede a noi tutti (prima o poi, preferibilmente poi, giusto?). No, carissimi. Cristo sa che la morte non è così come la vediamo noi, sa che non è una fine, ma una liberazione dell'anima dai limiti del corpo; in altre parole, un altro inizio. Lui non si limita a saperlo, lo dimostra anche: si avvicina alla bara e dice al ragazzo:


*** “Dico a te, alzati”. Si noti che non dice "risorgi" (per esempio) ma, come a Lazzaro: "alzati", cioè "svegliati ". Parole che si dicono a uno che dorme, non ad un morto, vero?

Vi siete mai chiesti perché Cristo usa queste parole e non altre? Carissimi, Dio sa quello che dice, sa che la morte non è il fine della vita, ma soltanto un lungo sonno. A proposito, lo sapevate che la parola "cimitero", nel suo senso originario (ha origini greche) significa "dormitorio", "posto comune per il riposo" ? Così Cristo risvegliò il ragazzo e poi


**** lo restituì a sua madre. Sì, carissimi. La prima volta gli è l’ha dato quando era incinta di lui, adesso lo restituisce. Non dimenticate una cosa: noi non siamo i creatori dei nostri figli! I nostri figli, da noi, nascono e basta. E’ Dio che ce li da.  Per questo l'aborto è un grande peccato, perché cerchiamo di sostituire noi stessi a Dio. Da qui  nasce la domanda: Puoi dare la vita? Se no, chi ti ha dato il diritto di toglierla? Con i nostri poteri, noi non possiamo dare vita ad una mosca!


Quindi, cari, quando leggete o ascoltate fatte attenzione alle parole.

Conoscete tutti il "Padre nostro"? La prossima volta vi dirò come condanniamo noi stessi con le nostre parole. Spesso parliamo senza renderci conto che le nostre stesse parole possono diventare un' autocondanna! Il problema è che non facciamo attenzione alle parole, preghiamo in fretta è automaticamente.

 

Alla prossima settimana.

 

 

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Padre Traian Şteţco, parrocco ortodosso di Cassano d’Adda