BREVE STORIA DELL’ICONA

 

La creazione di immagini rappresentanti aspetti del sacro è presente, indipendentemente dalla religione, in moltissime parti del mondo e, per quanto riguarda il Cristianesimo, trae le sue origine direttamente dal credo ebraico.

 L’ebraismo ha sempre condannato l’ idolatria (l'adorazione di un idolo) e lo sviluppo di qualsiasi cosa potesse condurre ad essa, come statue ed immagini. Alcuni passi della Torah (l’ Antico Testamento cristiano) sono chiari a questo proposito:

 

Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. (Es 20:4,5)

 

State bene in guardia per la vostra vita: poiché non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, non vi corrompete, dunque, e non fatevi l'immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o di femmina, la figura di qualunque animale che è sopra la terra, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra. Quando alzi gli occhi al cielo e vedi il sole, la luna, le stelle e tutto l'esercito del cielo, tu non lasciarti indurre a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che il Signore, tuo Dio, ha dato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli.(Dt 4:15,19)

 

"Non pianterai alcun palo sacro, di qualunque specie di legno, accanto all'altare del Signore, tuo Dio, che tu hai costruito. Non erigerai alcuna stele, che il Signore, tuo Dio, ha in odio"(Dt 16:21,22)

 

Il problema era anche di natura pratica: come si poteva rappresentare un Dio di fatto "senza volto", la cui visione avrebbe portato alla morte (Es 33:20,23)? 

Ma la lettura di questi passi indica chiaramente che il divieto non si estende a tutte le immagini, ma solo a quelle che avrebbero rappresentato la divinità, o qualcosa che avrebbe potuto sostituirsi alla divinità (appunto, un idolo).

 In alcune occasioni Dio stesso, esplicitamente, ordinò la creazione di oggetti legati al sacro.

 E' il caso dell' Arca dell'Allenza, e dei 2 cherubini che la sormontavano: "Farai due cherubini d'oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del propiziatorio. Fa' un cherubino a una estremità e un cherubino all'altra estremità. Farete i cherubini alle due estremità del propiziatorio. I cherubini avranno le due ali spiegate verso l'alto, proteggendo con le ali il propiziatorio; saranno rivolti l'uno verso l'altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio" (Es 25:18-20

O del "serpente" dato da Dio a Mosè, prima per mostrare al Faraone la potenza del Signore (Es 7:8-12) e poi per punire nel deserto quanti parlavano contro Egli e guarire coloro che si pentivano di tale azione (Nu 21:4,8).

Ma niente venne creato per iniziativa di Mosè; ogni cosa veniva costruita per comando esplicito del Signore e sempre a patto che  non diventasse oggetto di culto.

Fu proprio per questo motivo che successivamente Ezechia si prodigò per distruggere ciò che andava contro questi divieti (2Re 18:4). 

Un altro esempio di rappresentazione, tra gli Ebrei, sono le immagini ritrovate presso la sinagoga di Dura-Europos, che mostrano scene e personaggi tratti dalle Sacre Scritture ebraiche e che sono, comunque, destinate alla decorazione e assolutamente non al culto.

Successivamente, con la nascita di Cristo le cose cambiarono: il Signore si era fatto uomo, il Verbo si era incarnato e  incarnandosi, aveva assunto tratti umani, muovendosi in mezzo alla gente (Gv 1:14), visibile e non più “senza volto”, ma “rappresentabile”.

dura-eropos
  Dura-Europos: l’attraversata del Mar Rosso

Su queste basi cominciarono a circolare le prime icone che riproducevano, appunto, il volto del Signore fattosi uomo. Succesivamente altre icone vennero realizzate e tra i prototipi troviamo tutti personaggi e gli eventi che sono strettamente legati a Lui: abbiamo la Theotokos, la madre del Signore; i Santi e i Martiri, uomini e donne che vissero e morirono per la gloria e nella luce del Signore; abbiamo anche eventi che Lo riguardo, come la Natività e il Battesimo. Nelle prime catacombe romane si trovano immagini e affreschi decorativi e dal IV° sec., sotto l'influenza greca, la rappresentazione attraverso le immagini divenne una pratica molto frequente nell'oriente cristiano.

pantocratore

Con la nascita delle icone, si ebbero però le prime reazioni iconoclaste: nel 306, anche a causa delle prime correnti eretiche del Cristianesimo (arianesimo, monofisimo, nestorianesimo, ecc..), che creavano dubbi e confusioni sulla natura e sulla persona di Cristo, durante il Concilio di Elvira (can. 36) venne vietata la riproduzione sui muri di qualsiasi cosa potesse essere oggetto di culto.

Cristo Pantocratore
VI° sec. d.C.
Monastero di S. Caterina sul Sinai

 

 

Anche più tardi ci furono analoghe considerazioni: Eusebio di Cesarea considerava pagane le statue di Cristo e i dipinti degli Apostoli Pietro e Paolo; Epifanio avrebbe strappato una tenda che portava il volto di Cristo e nel 599 il Vescovo di Marsiglia Sereno ordinò la distruzione di tutte le statue in città che mostravano il sacro, perchè considerate “pagane”.

Tra il 691 e il 692 si svolse anche il Concilio di Quinisesto, che vietò la rappresentazione simbolica di Gesù.

Nel VIII sec., con l’imperatore Leone III Isaurico, si ebbe il maggiore movimento iconoclasta. L’imperatore, preoccupato per le calamità che affliggevano l’impero, cercò di “ingraziarsi” il Signore cercando di vietare (forte anche dei precetti iconoclasti di musulmani ed ebrei), tra le altre cose, la proliferazione delle immagini sacre.

Un suo editto, emanato nel 730 e controfirmato dal Patriarca di Costantinopoli Anastasio, vietava l’uso delle immagini al di fuori dei luoghi di culto e questo scatenò l’intervento di alcuni Padri occidentali e orientali, tra cui S. Giovanni Damasceno, che si oppose strenuamente scrivendo i tre "Discorsi in Difesa delle Immagini Sacre".

Nel 742, Costantino V Copronimo continuò la politica di Leone III, sostenendola con contenuti teologici; nel 754, convocò il sinodo di Hieria, che condannò il culto delle immagini, considerandolo non più idolatria, ma vera e proria eresia; successivamente, nel 767, i Patriarchi d’Oriente inviarono una lettera a Roma, sottolineando il loro favore alle immagini sacre e nel 769, Stefano III convocò un sinodo al Laterano, che invalidò quello di Hieria riproponendo la validità della rappresentazione del sacro.

Nel 787, il Concilio di Nicea II convocato da Adriano I, elevò a dogma il pensiero di S. Giovanni Damasceno, legittimando l'uso delle icone.

Da questo momento si ebbero, per alcuni decenni, altri movimenti pro e contro la venerazione delle immagini, fino al 843, quando  Gregorio IV abolì in modo ufficiale e definito l'iconoclastia.