INTRODUZIONE

 

maria Uno dei  tratti storicamente distintivi del Cristianesimo orientale è la venerazione del Sacro attraverso l’utilizzo delle icone.  Le icone, nate nelle primissime fasi del Cristianesimo, sono immagini, che rappresentano ciò che nel Cristianesimo e per il cristiano è considerato sacro: i Santi, eventi particolari (ad esempio natività, battesimo, trasfigurazione) e perfino lo stesso Dio, fattosi uomo nella nascita di Cristo.

Madre di Dio di Belozersk

 

L’ icona è di fatto una presenza costante nella vita del credente ortodosso: è presente in chiesa, dove richiama quanto di più profondo c’è per il fedele (Cristo, la Theotokos, i Santi, ecc.), affresca e riempie l’iconostasi, la parete che divide la navata della chiesa dal santuario; è presente nelle case e perfino tra gli oggetti personali, sotto forma (a volte) di vera e propria icona portatile, “da passeggio”, in grado di essere trasportata dal credente ovunque egli voglia. iconostasi
 

Iconostasi della Chiesa del Sangue del Salvatore

S. Pietroburgo

L’ icona è un oggetto sacro, e come tale viene considerato dal credente. Le icone vengono baciate (tipico, ad esempio, quando si entra in una chiesa), ci si rapporta ad esse con manifestazioni di pietà e sono presenti durante la preghiera, in quanto “l’onore reso alle immagini va al prototipo” (S. Basilio Magno). E' importante capire che l' icona non è oggetto di adorazione (che farebbe cadere nell' idolatria), ma di venerazione, come specificato dal VII Concilio Ecumenico di Nicea II: non si adora un immagine ma Colui che mediante essa si rende presente .

Nel tempo, l’ icona, ha perso la sua veste di “semplice” immagine sacra, per assumere un ruolo ancora più profondo, più coinvolgente e funzionale,  diventando un mezzo per trasmettere la Scrittura, permettendo a coloro che non sapevano leggere di accedere ai testi sacri attraverso i suoi contenuti.

Scrive, nel 599, S. Gregorio Magno al Vescovo di Marsiglia SerenoCi era stato (...) riferito che (...) hai spezzato immagini di santi con la scusa quasi che non dovessero essere adorate. E certo lodiamo pienamente che tu abbia proibito di adorarle, rimproveriamo invece che le abbia spezzate (...) E infatti cosa diversa adorare una pittura e invece imparare, mediante l'immagine della pittura, che cosa si debba adorare. Infatti ciò che è la Scrittura per quanti (sanno) leggere, questo lo offre la pittura a quanti non istruiti (la) guardano, giacché in essa coloro che non sono istruiti vedono che cosa debbono seguire; in essa leggono coloro che non conoscono l'alfabeto”.

E proprio partendo dal fatto che l’icona deve essere “letta”, la sua creazione non è nè disegno nè pittura: l’ icona viene scritta.

Tutto ciò ha portato alla creazione di una vera tradizione (rituale, tecnica e stilistica) di scrittura delle icone che richiede, oltre ad un naturale talento artistico, elevate esperienze di vita spirituale (la vita monastica è strettamente legata alla creazione di icone) ed un forte legame con la Chiesa, perchè l’iconografo possa essere benedetto e guidato durante le fasi della realizzazione. agiografo
  Un monaco athonita durante una fase di "scrittura" dell'icona